A caccia di draghi. La conquista delle Alpi PDF

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Författare: Fergus Fleming.

“Qui draghi”, così indicavano le antiche mappe riferendosi alle Alpi, considerate luoghi paurosi popolati da creature misteriose e malvagie. Paurose eppure affascinanti, le Alpi sono un irresistibile spazio vuoto sulle cartine d’Europa che non venne riempito se non alla fine del XIX secolo e di cui alcune cime inaccessibili costituiscono ancora oggi una sfida per gli alpinisti. Coniugando un’accurata ricostruzione storica con una narrazione brillante, Fergus Fleming ci fa rivivere le prime eroiche spedizioni su vette come il Cervino e il Monte Bianco, spiegandone le implicazioni scientifiche e sociali e ritraendo con maestria i profili dei grandi pionieri dell’alpinismo, con le loro passioni, ossessioni e accese rivalità.

Dopo il rifiuto di Nicola Salvi, afflitto da gravi problemi di salute, il sovrano si rivolse all’architetto Luigi Vanvitelli, a quel tempo impegnato nei lavori di restauro della basilica di Loreto per conto dello Stato Pontificio. Il progetto si inseriva nel più ampio piano politico di re Carlo di Borbone, che probabilmente voleva anche spostare alcune strutture amministrative dello Stato nella nuova Reggia, collegandola alla capitale Napoli con un vialone monumentale di oltre 20 km. Vanvitelli giunse a Caserta nel 1751 e diede inizio subito alla progettazione del palazzo, commissionatogli con l’obbligo di farne uno dei più belli d’Europa. Il 22 novembre di quell’anno l’architetto sottopose al re di Napoli il progetto definitivo per l’approvazione. Infine, il 1º marzo 1773 morì Vanvitelli al quale successe il figlio Carlo: questi, anch’egli valido architetto, era però meno estroso e caparbio del padre, al punto che trovò notevoli difficoltà a compiere l’opera secondo il progetto paterno.

I giardini sono belli e armonizzano assai con questa contrada che è un solo giardino. Re Ferdinando IV di Napoli elesse la reggia di Caserta a propria residenza di caccia, convincendosi a lasciare il Palazzo Reale di Portici dopo l’eruzione del Vesuvio del 1767. La proclamazione della Repubblica Partenopea nel 1799 espropriò il palazzo e le altre proprietà della corona alla famiglia reale che in quel medesimo anno chiese aiuto agli altri regnanti d’Europa per salvarsi dalle ondate rivoluzionarie nel Regno di Napoli. Nel 1806, Napoleone conquistò il Regno di Napoli e ne concesse la corona a suo fratello Giuseppe.

La famiglia reale borbonica dovette cercare rifugio in Sicilia abbandonando tutte le proprietà alla penisola, che passarono di mano al nuovo re. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, venne restaurata la monarchia borbonica nel nuovo Regno delle Due Sicilie. Successivamente, il palazzo servì come residenza di caccia dei re borbonici, ma entrò in uno stato di decadenza. Il palazzo ricopre un’area di circa 47. Oltre alla costruzione perimetrale rettangolare, il palazzo ha, all’interno del rettangolo, due corpi di fabbricato che s’intersecano a croce e formano quattro vasti cortili interni di oltre 3.