Economia e diritto dell’innovazione. Disciplina generale e politica fiscale PDF

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Författare: Stefano Mazzocchi.

L’innovazione riveste un ruolo centrale per la crescita e lo sviluppo dell’economia reale in Europa e non solo. Allo scopo di favorire lo sviluppo del Paese, il Governo ha deciso di sostenere le imprese che investono in attività di R&S attraverso una serie di specifiche e articolate disposizioni. Con l’obiettivo di semplificare un tema così complesso e articolato, gli autori dedicano la prima parte di questo volume ad illustrare cosa debba intendersi per ricerca e proprietà di ingegno e a come l’una e l’altra vadano inquadrate da un punto di vista civilistico e contabile. Nella seconda parte, invece, l’attenzione si concentra sugli aspetti tributari e finanziari con un’accurata esposizione di tutte le agevolazioni fruibili dalle imprese e una puntuale analisi dei requisiti richiesti per il loro ottenimento. A completamento del lavoro, infine, sono riportati gli approfondimenti dedicati a startup innovative e PMI Innovative. Fondamentale, nel corso di tutta la disamina, è il frequente riferimento alla prassi consolidata, che rende il volume un utile strumento di consultazione non solo per gli studenti ma anche per giovani professionisti, consulenti d’impresa e per il management di piccole, medie e grandi imprese.

Segui i suggerimenti del progetto di riferimento. Il concetto di profitto è una nozione definita in maniera non condivisa: tra contabili ed economisti vi sono, infatti, delle differenze nei metodi di calcolo. La curva di isoprofitto è utilizzata in microeconomia per indicare tutte le combinazioni di input-output in grado di realizzare un determinato profitto. In economia generale, si dice che un’azienda sta producendo un profitto economico quando i suoi ricavi per merci e servizi rivenduti superano i costi totali dei suoi fattori produttivi. Si dice che sta producendo un profitto contabile se i suoi ricavi contabilizzati superano i costi contabilizzati. Gli economisti ritengono generalmente più realistico analizzare il “profitto economico”.

In condizioni di concorrenza perfetta, tipica delle esemplificazioni accademiche, si ha la posizione di massimizzazione del profitto quando il ricavo marginale uguaglia il costo marginale. Tutte le imprese costituiscono un investimento di coloro che controllano il capitale della stessa. Il ritorno del capitale ai proprietari in competizione è l’accounting profit e compensa il possessore per non essere stato capace di fare un uso alternativo del suo capitale. Il profitto contabile supera il profitto economico. Il profitto contabile alle volte include un elemento a riconoscimento del rischio che un investitore prende.

Il profitto economico non appare nella concorrenza perfetta. Il profitto economico è a volte chiamato profitto eccezionale e il profitto contabile normale profitto. Il profitto sociale delle attività di un’azienda è il profitto normale più o meno ogni esternalità dovuta alla sua attività. Un monopolio petrolifero che inquini può esibire enormi profitti, ma fare relativamente poco per l’economia e danneggiare l’ambiente. In Contabilità il profitto economico è definito come metrica di singolo periodo per determinare il valore creato da un’impresa in un periodo – tipicamente l’anno. Il profitto netto dopo le tasse, opportunamente depurato dal costo opportunità e dal costo del rischio specifico del settore, fornisce un costo ponderato del capitale.

Quest’ultimo è all’incirca paragonabile – ma qualche economista avrebbe da puntualizzare – alla definizione economica di profitto. Profitto Anormale o extraprofitto: questo è dovuto ad una particolare situazione di mercato, come ad esempio una situazione di monopolio od oligopolio. Profitto Normale: profitto che un’impresa consegue in una “normale” situazione di concorrenza: questo profitto deve essere in grado di coprire il costo opportunità dell’investimento in un’altra qualunque attività di mercato. Il Profitto Ottimale invece non ha un riferimento nella situazione microeconomica del mercato in cui opera l’azienda. Costituisce il “giusto ammontare” del profitto ottenibile dalla corretta allocazione delle risorse interne di cui dispone l’impresa. Apertura a nuovi mercati di sbocco. Va da sé che se il mercato vede l’ingresso di un’impresa “meglio gestita” avrà un aumento medio del tasso di rendimento, che farà figurare aziende che si trovavano precedentemente sul mercato “meno competitive”.

E così, sintetizzando al massimo, per profitto, dal punto di vista e giuridico-economico, si potrà intendere ogni entrata o vantaggio economico, che debba derivare ad un dato soggetto, in forza di un rapporto giuridico o di un fatto naturale o di un mero comportamento umano, che sia preso in considerazione prima del suo venire in essere. In pratica, il profitto ha un rilievo autonomo, rispetto alla proprietà, proprio da un punto di vista temporale, ossia per tutto il tempo che precede la sua nascita materiale. I vantaggi i guadagni e le prestazioni che comunque derivano ad un altro soggetto in forza di fatalità o di attività di lavoro. Ci sono analisti che trovano utile fare correzioni al profitto economico, come l’eliminazione dell’avviamento ammortizzato o della spesa capitalizzante sul marchio, cercando di dividere il valore su molteplici periodi contabili. Come appare logico all’interno della logica del profitto delle aziende, l’obiettivo di fondo di ciascuna impresa è la massimizzazione del profitto per gli azionisti-soci. Esiste, tuttavia, una differenza fondamentale dell’orizzonte temporale associato a questo obbiettivo di ottimo: fra la ricerca del mero risultato di esercizio nel breve termine, e la creazione di valore economico nel lungo periodo.

A ciò si aggiungono vincoli standard di controllo, comuni a un certo tipo di attività o previsti per legge, ad esempio sul costo del lavoro per singola persona: salario minimo orario, turni di riposo obbligatori ovvero “tetto” massimo al monte ore lavorate, giornaliero e settimanale. 500 unità di un nuovo prodotto in modo da portare la produzione dell’azienda a 8000 unità come previsto dal vincolo della capacità produttiva. Zignoli Vittorio, Costi d’impianto e d’esercizio ed il calcolo dei profitto nell’industria chimica, 1961, pp. Armstrong Michael, Massimo profitto, 1993, pp. Barcellona Pietro, Frutti e profitto d’impresa, 1970, pp. Dal controllo dei costi al pricing nell’impresa banca, 1991, pp.