Femminismo islamico PDF

Femminismo islamico PDF veneri rappresentano le prime raffigurazioni del corpo umano. I materiali più utilizzati sono steatite, calcite, calcare marnoso. Oltre alla produzione gravetto-solutreana, esistono veneri risalenti alla più recente cultura magdaleniana, come la Venere di Monruz di 11. Leroi-Gourhan, Dizionario di preistoria, 1991, ed.


Författare: Renata Pepicelli.

La subalternità in cui le donne sono costrette a vivere nei paesi islamici è purtroppo nota anche nel nostro mondo occidentale, in cui pure non manca di riverberare i suoi effetti nefasti e dai risvolti addirittura criminogeni (il caso di Hina è solo l’episodio più recente di una lunga e triste serie). Meno noto è il fatto che dalla fine del secolo scorso molte donne musulmane hanno cominciato a rivendicare, sia in Oriente sia in Occidente, libertà e diritti. Il fenomeno è stato definito “femminismo islamico”. Questo libro racconta la nascita e l’affermazione di questo movimento che si batte contro i settori più integralisti del mondo musulmano, utilizzando come arma il Corano stesso riletto in una prospettiva di genere.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 30 ott 2018 alle 09:49. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Ottocento, che ha rivendicato e rivendica pari diritti e dignità tra donne e uomini e che – in vari modi – si interessa alla comprensione delle dinamiche di oppressione di genere. Il femminismo è un movimento complesso ed eterogeneo che si è sviluppato con caratteristiche peculiari in ogni paese ed epoca. In particolare esistono teorie contrastanti riguardo l’origine della subordinazione delle donne ed in merito al tipo di percorso che dovrebbe essere portato avanti per liberarsene: se lottare solo per le pari opportunità tra uomini e donne, se criticare radicalmente le nozioni di “identità sessuale” e “identità di genere”, oppure – ancora – se eliminare alla radice i ruoli e quindi tale subordinazione. In questo secondo ambito fu introdotto nell’uso e nel senso corrente grazie a Hubertine Auclert che lo utilizzò nella sua rivista La Citoyenne, pubblicata dal 13 febbraio 1881. Lo stesso argomento in dettaglio: Protofemminismo e Storia del femminismo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Prima ondata femminista. Nata in una famiglia povera, Wollstonecraft aveva studiato da autodidatta e si era resa economicamente indipendente. Le rivendicazioni di Wollstonecraft potevano corrispondere ai principi della rivoluzione guidata dalla borghesia francese. Secondo Wollstonecraft solo le donne della classe media potevano elevarsi dalla condizione di subordinazione in cui erano tenute da un’educazione improntata sui falsi valori maschili, secondo i quali la donna sarebbe stata naturalmente inferiore all’uomo. In tutto l’arco del XIX secolo si assisté ad un sempre più intenso spostamento di grandi masse di persone dalla campagna alle periferie delle città dove sorgevano nuove fabbriche. I vecchi laboratori artigianali, su cui spesso si era fondata la sussistenza di intere famiglie, vennero in parte abbandonati perché incapaci di sostenere la concorrenza della grande manifattura, dove lavoravano, accanto agli uomini, anche le donne e i bambini.

Le donne delle benestanti famiglie borghesi non dovettero rapportarsi con questi nuovi panorami: spesso, difatti, non avevano necessità di impegnarsi personalmente in un’attività lavorativa poiché mantenute dai mariti, la cura della casa e spesso anche dei figli, invece, era riservata alla servitù sottoposta al loro comando: di qui l’appellativo di regine della casa. Per le donne appartenenti alla classe media sarebbe stato deprecabile cercare un lavoro fuori dall’ambiente familiare, perché ciò avrebbe significato esporle al contatto di estranei, degradarle al livello delle donne del popolo e insinuare che il padre o il marito non erano in grado di mantenerle, gettando su di essi un disonorevole discredito. Se dunque tutte le donne, indipendentemente dalla loro connotazione sociale, vivevano una condizione di discriminazione, l’appartenenza a classi sociali diverse produceva problemi ed esigenze differenti e perciò distinti programmi di rivendicazione. Se si giunge a forme di dispotismo, il governo va rovesciato: tale è stata la tolleranza paziente delle donne sotto questo governo, e tale è ora la necessità che le costringe a richiedere la condizione di eguaglianza alla quale esse hanno diritto. La storia dell’umanità è una storia di ripetute offese e usurpazioni degli uomini nei confronti delle donne, allo scopo di istituire su di esse una tirannia assoluta. Alla diffusa obiezione che la sua natura biologica assegnerebbe in modo esclusivo alla donna la cura dei figli e della famiglia, impedendole obbiettivamente il pieno esercizio di quei diritti, Taylor risponde che con la liberazione dagli impegni familiari – da assegnare alla cura di un apposito personale domestico femminile – la donna potrà conseguire la sua piena emancipazione.

1869, Stuart Mill individua la causa della mancanza di diritti civili della donne nella storica subordinazione della donna all’uomo, la quale è una forma di schiavitù espressione del più generale rapporto schiavistico che è stato una delle forme di organizzazione sociale del passato. Questa forma persistente di schiavitù – afferma Stuart Mill – viene esercitata da tutti gli uomini su tutte le donne e si realizza innanzi tutto e in forma compiuta nel luogo privato della famiglia. Essa è resa possibile dalla maggior forza muscolare dell’uomo, ma si esercita anche con l’affetto: Gli uomini non vogliono solamente l’obbedienza delle donne, vogliono anche i loro sentimenti. L’idea che tale servitù sia necessaria e naturale è stata inculcata nelle menti delle donne fin dall’infanzia. Esse sono state educate a pensare di dover essere l’opposto dell’uomo: non devono esprimere una libera volontà e un comportamento auto-controllato, ma una sottomissione e una subordinazione al controllo altrui.