Inni, odi e cori PDF

Inni, odi e cori PDF alla sezione della pagina: ultimi contenuti. Vai alla sezione che contiene i tag e feed e l’iscrizione alla nostra mailinglist.


Författare: Alessandro Manzoni.

Vai alla sezione del sito: area dati e validazioni. Letteratura e nevrosi, una rilettura di A. Italo Svevo, il padre della categoria degli ‘inetti’, è un nevrotico ‘che stenta a rapportarsi al reale’. Alfonso Nitti, il protagonista di Una vita, è vittima di un continuo e tormentoso lavorio della coscienza che lo porterà al suicidio. La nevrosi spinge D’Annunzio ad esibire ogni sua emozione, ogni suo gesto, a fare della sua vita un’opera d’arte, come Andrea Sperelli, il protagonista del Piacere.

Ma, nota Gioanola, ‘l’esibizionismo sfrenato di D’Annunzio nasconde una vocazione oscura: il poeta della vitalità per eccellenza è in realtà attratto dalla morte e ossessionato dal suicidio’. Saba, al contrario, non è un esibizionista ma un intellettuale periferico che vive isolato, lontano dalle ardite innovazioni dei Futuristi come delle oscure analogie ermetiche. Anche il poeta triestino deve fare i conti con la sua nevrosi e ricorre alla psicanalisi, affidandosi alle cure di un allievo di Freud a partire dal 1928. Facendo un salto indietro di un secolo, alla luce del trauma dell’abbandono materno vengono analizzati la formazione e lo sviluppo psicologico di Alessandro Manzoni, con un approccio meno idealistico o semplicemente biografico e più centrato sugli effetti storico-letterari che la nevrosi produsse in don Lisander. Alessandro Manzoni nacque a Milano il 7 marzo 1785 dal conte Pietro Manzoni, ricco proprietario terriero, e da Giulia Beccaria, figlia del celebre autore del trattato Dei delitti e delle pene, animatore dell’Illuminismo lombardo insieme con i fratelli Verri e gli intellettuali che si riconoscevano nelle pagine del Caffè. I genitori non ebbero una vita matrimoniale felice. A Parigi il Manzoni visse in perfetta simbiosi con la madre, la quale lo introdusse nell’ambiente colto della capitale.

La nuova coppia che si era costituita frequentava il salotto di Sophie de Condorcet, amante di Claude Fauriel, critico, storico e letterato francese, che era stato amante di Madame de Stael, con la quale aveva promosso la diffusione delle idee romantiche in Europa. Se Parigi aprì al Manzoni gli orizzonti culturali e lo aiutò ad assorbire quanto di nuovo il Romanticismo stava diffondendo in Europa, dall’altra parte non contribuì a temperare i segni manifesti della sua nevrosi. Scrive D’Angelo che la malattia nervosa di Manzoni aveva probabilmente qualche tratto di ereditarietà. Soffrivano di disturbi nervosi il nonno Cesare Beccaria, lo zio Giulio, fratello del nonno , la madre. La genesi della conversione manzoniana al cattolicesimo non è chiara. Certamente per un intellettuale del suo calibro, per un pensatore attento e riflessivo qual era non si poté trattare di un evento ex abrupto, come la conversione di san Paolo sulla via di Damasco.

Nel giugno del 1810 la famiglia Manzoni, Alessandro, la moglie, la madre e la piccola Giulia nata nel 1808, lasciarono Parigi e ritornarono a Milano, dove si sistemarono nella villa di Brusuglio, che Giulia aveva ereditato da Carlo Imbonati. La grande villa a due piani risuonava delle voci di amici, domestici e soprattutto dei tanti bambini che Enrichetta partoriva ogni due anni circa. Enrichetta, quindi, aveva poco tempo da dedicare alla sua salute, chiedeva poco per sé e, afflitta da una progressiva cecità, si muoveva quasi cieca da una stanza all’altra della nobile magione, rarefacendo la sua presenza nei cenacoli letterari che il marito teneva nel suo salotto. Enrichetta si spense la notte di Natale del 1833 all’età di 42 anni. Per qualche anno rimase solo con la madre Giulia e i suoi nove figli.