Napoli e la questione meridionale PDF

Cet article est une ébauche concernant l’Italie. La Sardaigne est également comprise, malgré son détachement historique, culturel et linguistique, en raison notamment de conditions économiques similaires. Napoli e la questione meridionale PDF le Mezzogiorno ne constitue pas un ensemble homogène, chaque région ayant connu des évolutions différentes.


Författare: Domenico De Masi.

Nel 1903 Nitti pubblicò “Napoli e la questione meridionale”, capolavoro socio-economico sorprendente per rigore scientifico, immaginazione sociologica e modernità progettuale. Un libro cui toccò la rara sorte di ispirare non solo un testo di legge “recante provvedimenti per il risorgimento economico della città”, ma anche la traduzione in pratica attraverso la creazione dell’Ente Volturno per produrre energia elettrica e dello stabilimento Ilva per produrre acciaio. Fu, questo, uno dei tre tentativi di industrializzazione di Napoli, dopo quello dei Borbone nell’Ottocento e il successivo dei governi democristiani nella seconda metà del ‘900. Questo volume contiene il prezioso saggio, seguito da uno studio di Domenico De Masi che esamina come è evoluta la questione napoletana fino ai giorni nostri, consentendo la comparazione delle due Napoli a un secolo di distanza.

La Sardaigne, la Basilicate, les Abruzzes et le Molise ont elles connu un développement économique plus fort par rapport à d’autres régions méridionales. Le Mezzogiorno correspond à la Grande Grèce de l’Antiquité, peuplée de colons venus des cités grecques. Syracuse, en Sicile, fut ainsi la ville natale d’Archimède. Jusqu’à la fin de l’Empire romain, la région demeure sous l’influence culturelle de la Grèce. Mezzogiorno fut la seule partie de l’Italie à repasser durablement sous le contrôle de Byzance. Les Angevins, français, conquièrent en 1260 un royaume qui couvre la quasi-totalité du Mezzogiorno actuel, qu’ils conservent jusqu’en 1440. L’expédition des Mille de 1860 et la dictature de Garibaldi sur la Sicile pendant les quelques semaines qui ont suivi ont éveillé un immense espoir de progrès social dans le Mezzogiorno.

Il existe encore aujourd’hui des villes ayant eu pendant longtemps un quartier habité par une forte communauté de personnes originaires des différentes régions. Le sont particulièrement cinq régions : Pouilles, Basilicate, Calabre, Sicile et Sardaigne. Ce climat — et cette géologie — ont conduit au développement d’une agriculture extensive, basée sur de grandes propriétés de type latifundia. La mainmise d’une riche aristocratie terrienne sur l’économie et la rareté de la classe moyenne ont retardé l’émergence d’une industrie, encore peu développée aujourd’hui.

Par exemple l’arsenal de Castellammare di Stabia en Campanie fut transféré à Gênes, et l’usine sidérurgique de Calabre fut démontée pour créer la société Ansaldo aux alentours de Gênes. En raison du retard de développement du Sud, un organisme d’État appelé  Caisse pour le Mezzogiorno  a financé le développement économique et social de ces régions. Un fort taux de chômage, mêlé à l’importance de l’économie souterraine et, dans certaines provinces, l’infiltration mafieuse de l’économie et de la société, constituent des problèmes récurrents pour le Sud. Rechercher les pages comportant ce texte. La dernière modification de cette page a été faite le 16 octobre 2018 à 03:19. La locuzione questione meridionale indica, nella storiografia italiana, la situazione di difficoltà del mezzogiorno d’Italia rispetto alle altre regioni del Paese.

L’origine delle differenze economiche e sociali tra le regioni italiane è da tempo controversa, anche a causa delle relative implicazioni ideologiche e politiche. Prima del 1860 non era quasi traccia di grande industria in tutta la penisola. Piemonte era un paese agricolo e parsimonioso, almeno nelle abitudini dei suoi cittadini. L’Italia centrale, l’Italia meridionale e la Sicilia erano in condizioni di sviluppo economico assai modesto.

Viene generalmente riconosciuto come, nel clima di restaurazione successivo ai moti siciliani del 1848 il Regno delle due Sicilie perseguisse una politica conservatrice. La durata di vita media era di diversi anni inferiore al sud rispetto al nord ed esisteva un’incidenza maggiore di malnutrizione e sottoalimentazione. Lo stesso argomento in dettaglio: Regno delle Due Sicilie. Per interpretare correttamente la situazione economica e sociale, bisogna considerare che il Regno non era una realtà uniforme al proprio interno, e che anzi le differenze regionali erano più marcate di quelle dell’Italia moderna. In generale, la ricchezza aumentava dall’entroterra alle coste, e dalle campagne alla città. La Sicilia costituiva un caso a parte: la fine dei moti del ’48 ne aveva ristabilito la riunificazione con il resto della penisola, tuttavia l’indipendentismo continuava ad essere forte e sarebbe stato determinante nel sostegno allo sbarco garibaldino.

La situazione dell’Italia preunitaria era, in genere, svantaggiata rispetto quella degli altri Stati dell’Europa occidentale e decisamente povera rispetto agli standard attuali. In un paese relativamente sovrappopolato e povero di materie prime, l’economia era profondamente basata sull’agricoltura. Dei 22 milioni di abitanti registrati dal censimento del 1861, 8 erano occupati nell’agricoltura, contro i 3 occupati nell’industria e nell’artigianato. Secondo la visione tradizionale, il livello di produttività delle differenti regioni era però radicalmente diverso, sia per cause naturali che per le tecniche adottate. La natura del territorio meridionale riduce la disponibilità e la regolarità delle acque riducendo le possibilità di coltivazione. Il secolare disboscamento e la mancanza di investimenti per la cura del territorio e la canalizzazione facilitavano l’erosione e il permanere di paludi anche molto estese, come quelle Pontine o del Fucino. Mack Smith ritiene che nel Regno delle due Sicilie il metodo di coltivazione era basato sul sistema feudale: latifondi coltivati da braccianti producevano grano per il solo autoconsumo.