Quando il diavolo ti accarezza PDF

Nella cultura popolare ancora oggi esistono parecchie superstizioni e ataviche credenze legate agli animali, in gran parte tramandate dai tempi antichi. Tutt’oggi la figura di particolari animali in particolari circostanze è reputata causa di sventura o di malaugurio. I gatti, in altri tempi un oggetto di culto quando il diavolo ti accarezza PDF i popoli mediterranei, nel Medioevo vennero spesso associati a entità demoniache, divenendo frequentemente oggetto di persecuzione.


Författare: Luca Tarenzi.

Nel 1233, papa Gregorio IX lanciò la massima “Vox in rama”, che fu presa come invettiva in nome della quale dare inizio allo sterminio di tutti i gatti sospettati di incarnare il diavolo, specialmente quelli neri. Gli unici gatti che venivano apprezzati erano quelli di bordo. Nella marineria inglese la figura del “gatto di bordo” era istituzionalizzata e ogni nave era solita avere a bordo almeno un gatto come mascotte. Secondo le superstizioni, sentire l’ululato del cane è un cattivo presagio. In Italia è famoso il proverbio “Can che abbaia non morde”, che deriva da una superstizione la quale afferma che un cane che abbaia è semplicemente innocuo.

Si dice anche che avere un cagnolino nero tenga lontane le persone che fanno il malocchio o fattucchiere e che un pelo dello stesso, tenuto nel taschino, allontani i pericoli derivanti dall’uscire di casa il venerdì notte, quando diavoli e streghe sarebbero presumibilmente in agguato. Nelle aree di campagna, si diceva alle persone di non uscire la notte poiché si credeva che pipistrelli si sarebbero attaccati ai loro capelli. Fin dal medioevo lo stambecco aveva un ruolo di primo piano nella farmacopea delle popolazioni alpine basata su credenze popolari, che contribuirono non poco alla sua scomparsa dall’areale alpino. In molte valli alpine l’animale venne cacciato fino alla sua scomparsa a motivo del fatto che le popolazioni attribuivano un forte potere taumaturgico ad un osso a forma di croce che in questo animale è presente vicino al cuore. Gli asini che avevano una specie di croce sul petto erano ritenuti sacri e andavano protetti. In vari comuni dell’Italia continentale e della Sardegna particolari poteri sono attribuiti per la cura della pertosse all’asino e al somaro: un bambino guarisce se beve l’acqua avanzata ad un asino o ad un somaro.

Sulla Rocca di Gibilterra vive l’unica colonia di scimmie europee in libertà. Secondo una antica superstizione quando non ci saranno più scimmie a Gibilterra, cesserà il dominio inglese su questo promontorio meridionale della penisola iberica. Nei tempi antichi era diffusa la credenza che le lucertole con due code portassero fortuna. Tale proprietà si ricollegava probabilmente al fatto che il dio delle ricchezze Pluto fosse raffigurato con due code. Nel Medioevo si riteneva che le salamandre fossero immune al fuoco e che questi anfibi vivessero nei laboratori dei fabbri. A Cocullo, piccolo paese abruzzese, sopravvive, con una trasposizione cristiana, un rituale tra il magico ed il pagano legato all’antica venerazione della dea o maga Angizia ritenuta capace di rendere innocuo ogni veleno. Il verso della civetta, uccello notturno, porta sfortuna, se non morte, il suo stridire viene associato ai lamenti delle anime dei morti.

Una supertizione contadina afferma che chi, all’inizio della primavera, sente per la prima volta il canto del cuculo con del denaro in tasca, è fortunato: avrà denaro in abbondanza per tutto l’anno. Ma se invece non ha niente. Una piccola colonia di corvi vive nella torre di Londra, ove uno degli Yeomen Warders riceve l’incarico di raven master, consistente nel curarsi della salute dei corvi e nutrirli quotidianamente. Fin dall’epoca degli antichi romani l’incontro durante la giornata con un ragno è giudicato un evento che porta fortuna, e poiché uccidere un ragno porterebbe sfortuna, questi quando vengono trovati nelle case ne sono portati al di fuori con qualche artifizio.