Tecniche di magia a distanza. Corso di magia pratica Vol. 1 PDF

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Författare: Guy O’Wen.

La nostra mente ha delle capacità straordinarie, che spesso tralasciamo perché non siamo in grado di utilizzarle. Ma è impossibile, per chiunque voglia praticare la magia, avvicinarsi alle tecniche senza aver preso coscienza delle possibilità del proprio subconscio. Una volta «sbloccate», queste capacità permetteranno di maturare una nuova sensibilità, indispensabile per mettere in pratica la telepatia, l’autoipnosi, l’autosuggestione e le tecniche del benessere a distanza. Dopo aver appreso queste «arti» saremo in grado di ascoltare i messaggi provenienti dal nostro subconscio, di fare del bene a chi ci è caro con il pensiero positivo e anche di ottenere aiuto per rispondere alle domande e ai dubbi che ci si presentano nella vita di ogni giorno.

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La società dell’Antico Egitto è fortemente intrisa di credenze occulte. In Mesopotamia, nelle culture sumera, accadica e caldea, come anche in Persia, la terra d’origine dei Magi, si trovano numerose attestazioni di rituali di magia cerimoniale. Comunque il più grande apporto culturale del Medio Oriente consisté nell’astrologia: l’osservazione degli astri era non solo magicamente inscindibile dal computo del tempo, ma anche strettamente legata ad ogni evento naturale. In Grecia fu Erodoto a coniare il termine “mago” per indicare un sacerdote di una tribù della Persia antica. Nella tarda antichità troviamo numerose testimonianze riguardo a rituali di teurgia la cui provenienza è spesso attribuita, dagli stessi teurghi, all’antico Egitto. Nella letteratura latina si trovano numerose testimonianze relative a tutta una serie di attività occulte. Del resto, nel diritto romano le leggi antiche prevedevano pene severe per quanti utilizzavano mezzi magici per conseguire scopi criminali.

La produzione letteraria di carattere magico, soprattutto in età umanistica, fu molto ricca, grazie anche alla mediazione di scrittori arabi. Tuttavia alcuni autori, come Isidoro da Siviglia e più tardi Ugo da San Vittore, accomunano la magia all’idolatria, in quanto scienza conferita dai demoni. Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l’epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medioevo: XVI e XVII secolo rappresentano l’apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle. Lewis, L’abolizione dell’uomo, in L’Umana avventura, n.

6, Jaca Book, aprile 1979, pag. Illustrazione dal Cantus Circaeus di Giordano Bruno. Il periodo che va dal XV agl’inizi del XVII secolo segna la grande rinascita della magia, in sostanziale parallelismo, come fa notare anche C. Lewis, con il crescere degli interessi scientifici. Proprio mentre la tradizione magica è al suo culmine, nel XVII secolo s’iniziano a vedere le avvisaglie della polemica contro la cultura magico-alchimistica, che caratterizzerà maggiormente il Secolo dei Lumi. Lo stesso argomento in dettaglio: Magia cerimoniale.

La seconda metà del XIX secolo è caratterizzata da un rinnovato interesse nei confronti dell’occultismo e dell’esoterismo magico. Il panorama della magia dei nostri giorni è molto variegato e di difficile analisi sistematica, soprattutto a causa del coacervo sincretistico che caratterizza la maggior parte delle odierne dottrine magiche, esoteriche e occultistiche. In genere il substrato comune è costituito da alcune teorie che si riallacciano alle tradizioni neoplatoniche, gnostiche, ermetiche, cabalistiche, astrologiche, alchimistiche e mitologiche antiche. Con il termine magia molto spesso si tende a indicare tutto ciò che non è scientificamente spiegabile. Dalla maggior parte delle persone però la magia viene vista come una cosa distinta e separata dalla scienza quindi tende ad attribuirvi tutti i fenomeni di cui non riesce a capacitarsi. La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni, e strumenti vari. Solitamente viene però sottolineato che lo strumento primario della magia è la mente dell’operatore e tutto il resto gli serve per focalizzare meglio il suo intento.

Solitamente i riti magici utilizzano una combinazione tra le diverse tecniche. La magia da contatto, caratterizzata dalla preparazione di pozioni e filtri magici, sacchettini da indossare, talismani o amuleti da portare con sé, creati utilizzando oggetti ed ingredienti più o meno naturali. La quinta categoria è quella di similitudine: il simile produce il simile, un esempio può essere quello rappresentato da alcuni popoli primitivi, i quali, prima di andare a cacciare, imitavano i movimenti, i versi ed i comportamenti in genere dell’animale che desideravano catturare. La magia, in quanto fenomeno ubiquitario che ha accompagnato la civiltà umana dagli albori, è stata ed è oggetto di studio da parte delle scienze sociali, prime fra tutte l’antropologia culturale, l’etnologia e la psicologia.

Nel 1871 Edward Tylor nella Cultura dei primitivi arrivò alla conclusione che la magia fosse una scienza sbagliata in quanto non in grado di distinguere i rapporti causa-effetto da quelli propriamente temporali. L’etnologo francese Lucien Lévy-Bruhl considerò le culture cosiddette primitive come guidate esclusivamente da una visione magico-mistica del mondo, quindi prescientifica, nella quale ogni cosa si può trasformare in qualsiasi momento in un’altra. Anche Émile Durkheim intervenne nella discussione dei rapporti tra magia e religione. Nel suo Le forme elementari della religione afferma che la magia essendo per sua natura una pratica privata e quasi segreta, non può essere paragonata alla religione, che è un fenomeno sociale e prettamente collettivo. L’attenzione degli studi antropologici sul fenomeno magico si è basata fondamentalmente su due costanti interagenti e soggiacenti il rituale magico ed interagenti: sistema di simboli e comunicazione sociale. Un notevole contributo in questa direzione è venuto da Claude Lévi-Strauss. In Antropologia strutturale lo studioso dedica un saggio dal titolo Lo stregone e la sua magia all’universo simbolico della magia.